martedì 2 dicembre 2008

L’EMIGRAZIONE
I. INTRODUZIONE
La classe IV AS ha aderito ad un progetto sull’emigrazione. Questo progetto consiste nell’ effettuare delle ricerche, dapprima in generale sull’Italia, ma successivamente in modo più approfondito nei comuni limitrofi alla città di Cassino. I comuni e i luoghi nei quali saranno effettuate le ricerche sono S’Angelo, Cervaro, Vallemaio, Ausonia, S’Elia e Mignano.
La classe, insieme al professore che ci segue nel progetto, ha deciso di adottare due metodi di ricerca: la ricerca quantitativa e la ricerca qualitativa. La ricerca qualitativa è quella che si effettua senza ricorrere alla statistica e si basa, grosso modo, sulle storie di vita di un testimone privilegiato. La ricerca quantitativa ha una base statistica e si basa su interviste guidate o questionari con specifiche domande. Nella ricerca saranno affrontati alcuni punti ritenuti fondamentali per capire il vero meccanismo dell’emigrazione. I punti che verranno approfonditi sono i seguenti: storia dell’emigrazione, i motivi che hanno spinto le persone ad andare via dalla loro patria, impatto dell’emigrazione fino ad oggi, i disagi che essa comporta ed eventuali difficoltà che le persone hanno affrontato.

- L'emigrazione è un fenomeno sociale che porta una parte di popolazione a spostarsi dal proprio luogo originario. Tale fenomeno può essere legato a cause ambientali, economiche e sociali, spesso tra loro intrecciate. Gli italiani sono stati protagonisti del più grande esodo migratorio della storia moderna. Nell’arco di poco più di un secolo, a partire dal 1861, sono state registrate più di ventiquattro milioni di partenze. Si trattò di un esodo che toccò tutte le regioni italiane, i flussi migratori erano verso l’Europa e verso le Americhe. Dal settentrione l’emigrazione transoceanica privilegiò l’America Latina, con ulteriori suddivisioni: dal Veneto andarono prevalentemente in Brasile, i piemontesi si diressero prevalentemente in Argentina. Dalle regioni dell’Italia centrale l’emigrazione si divise equamente tra stati nordeuropei e mete transoceaniche. I tratti caratteristici di questa emigrazione furono l’alto tasso di mascolinità, la giovane età. Si trattò di un esodo di popolazione agraria prevalentemente analfabeta: nel 1871 il tasso di analfabetismo nazionale era del 67,5%, e nelle regioni meridionali superava spesso il 90 per cento. I contadini, agricoltori e braccianti, non furono gli unici protagonisti: artigiani, muratori e operai li accompagnarono. Tra i motivi dell’esodo oltre agli effetti della crisi agraria degli anni ottanta e l’aggravarsi delle imposte nelle campagne meridionali dopo l’unificazione del paese, sono da citare il declino dei vecchi mestieri artigiani e delle industrie domestiche.
Ai fattori di espulsione si sommavano quelli di attrazione: mai prima di allora c’era stata tanta richiesta di manodopera in Europa, soprattutto in Francia e in Svizzera, e nelle Americhe. L’Argentina incoraggiava l’emigrazione per la colonizzazione delle sue terre, in Brasile vi era gran richiesta di braccia per le fazendas. Negli Stati Uniti gli italiani si concentrarono nelle grandi città del Nord Est privilegiando i lavori salariati, anche in vista del rientro in Italia, e furono impiegati nelle fabbriche, nella costruzione di strade e ferrovie e nelle miniere.
Gli italiani furono in questi anni oggetto di numerosi episodi di xenofobia sia in Europa che negli Stati Uniti. Le leggi sull’immigrazione promulgate durante gli anni venti rifletterono il pregiudizio antimeridionale: di fatto posero fine all’immigrazione italiana negli Stati Uniti, stabilendo delle quote per ogni nazionalità, discriminarono di fatto tra le popolazioni del nord Europa e quelle dell’Europa Sud Orientale.
Due guerre mondiali e il fascismo limitarono fortemente il flusso migratorio italiano che riprese però nel dopoguerra, inserendo nuove mete come il Canada e l’Australia, accanto alle solite Stati Uniti, Argentina ed Europa. Dal 1945 i valori medi annui dell’esodo toccarono le trecentomila unità. Mentre nel decennio 1946-55 più del cinquanta per cento privilegiò mete extraeuropee, tra il 1961 e il 1965 l’85 per cento degli espatri avvenne verso paesi europei. A partire dagli anni sessanta l’emigrazione – quasi quattro milioni di persone, di cui ben uno dalla Sicilia - avvenne quasi esclusivamente dalle regioni meridionali e si orientò verso le aree industrializzate dell’Europa settentrionale e nel triangolo industriale italiano, in cui si riversarono circa due milioni di immigrati.

- Oggi il numero di italiani che lasciano il proprio paese per cercare migliori opportunità di lavoro all’estero si è fortemente ridotto, ma non è completamente esaurito. Si ha un flusso di circa cinquantamila persone che espatriano e altrettante che rimpatriano. Ciò che è mutato è la qualifica professionale degli emigranti: è aumentato il numero di tecnici e operai specializzati che si recano in cantieri o in imprese ad alta tecnologia italiana nei paesi del terzo mondo. Oggi gli immigrati che arrivano qui in Italia sono extracomunitari, provengono da Paesi dell'Europa dell'est e da quasi tutti gli altri continenti , essi non lavorano quasi più nelle fabbriche, ma nelle campagne per la raccolta del pomodoro, della frutta, etc; per le strade vendono borse, portafogli, bracciali, fiori e puliscono i vetri delle automobili. Se lavorano nelle fabbriche svolgono lavori altamente nocivi, come quelli nelle industrie conciarie della provincia di Vicenza, lavori che, ormai, gli italiani non sono più disposti a fare. Gli immigrati extracomunitari faticano a trovare un lavoro regolare e perciò non trovano casa, non godono di assistenza sanitaria e, non potendo ottenere il permesso di soggiorno, non possono ricongiungersi alle loro famiglie. Numerosi sono gli immigrati diplomati o laureati o che parlano più lingue.
- I disagi che hanno dovuto affrontare gli emigrati sono molti, prima di tutto il viaggio che andavano ad affrontare, dovevano viaggiare in condizioni pessime e malsane, tutti ammassati in terza classe costretti ad affrontare tutto il viaggio tra cartoni, valigie e animali. Una volta arrivati in America o comunque nel luogo in cui si erano diretti vivevano altrettante situazioni di disagio, sia per la lingua che non conoscevano sia per i lavori che dovevano fare, spesso erano malpagati e la loro forza lavoro veniva sfruttata. Non sempre erano ben accetti furono infatti vittime della xenofobia , furono molti gli italiani che morirono all’estero per questo motivo. A testimoniare questo c’è il famoso evento che si verificò ad Ellis Island , conosciuta anche come isola delle lacrime. All’epoca era il porto di New Yourk, qui venivano smistati gli immigrati italiani e alcuni di loro non potevano passare oltre, Ellis Island era la loro prigione.
Riferimenti bibbliografici
Diversi sono stati gli autori che si sono occupati dell’argomento emigrazione, tra questi ricordiamo: “Pane amaro” di Gianini Bellotti Elena; “Vita” di Melania Mazzucco; “Storia dell’emigrazione italiana” a cura di Piero Bevilacqua, Andreina De clementi ed Emilio Franzina e molti altri libri.
Personalmente sarò impegnata nello svolgere la ricerca a S’Elia, il metodo di ricerca scelto è la ricerca quantitativa e saranno consegnati o spediti dei questionari a cui le persone scelte risponderanno.

Vacca Maria Cristina
IVASPP

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