martedì 2 dicembre 2008

L’EMIGRAZIONE
I. INTRODUZIONE
Quest’anno, noi del 4°Aspp, in seguito allo studio relativo alla struttura della ricerca sociale, abbiamo deciso di effettuarne una scegliendo un PROBLEMA dal quale partire. Vista la posizione geografica in cui ci troviamo, abbiamo deciso di prendere in considerazione la tematica dell’immigrazione/emigrazione, fenomeno costantemente presente nel nostro territorio e sempre esistito.
Il prossimo passo che dobbiamo compiere è LA FORMULAZIONE DEL DISEGNO DELLA RICERCA ovvero il progetto; per fare questo secondo passo è necessario scegliere il metodo mediante il quale effettueremo la RACCOLTA DEI DATI (3° punto) e la base empirica. In merito a questa scelta noi abbiamo deciso di utilizzare entrambi i metodi di ricerca, quindi sia quello qualitativo sia quello quantitativo.
Per precisare meglio, il primo si basa su documenti come per esempio lettere o veri e proprio racconti di vita; il secondo su test e questionari. Per quanto riguarda, invece, la scelta della base empirica,abbiamo preso in considerazione quella orizzontale, quindi la porzione di territorio geografico sul quale vogliamo effettuare l’indagine (Nel nostro caso: Ausonia, Cervaro, Mignano Montelungo, S.Angelo, S.Elia e Vallemaio).
Per le prossime fasi, ovvero CODIFICA E ANALISI DEI DATI e INTERPRETAZIONE DEI RISULTATI, dobbiamo aspettare di effettuare ulteriori indagini. Tenteremo, inoltre, di effettuare un lavoro che sia oggettivo, privo di qualsiasi tipo di pregiudizio e pubblicabile, condizioni che sono alla base del criterio della riproducibilità, secondo il quale una teoria è vera solo se riproducibile. Inizieremo dunque in questa introduzione con l’illustrazione delle tematiche di questa indagine.
Evidenzieremo la problematiche che coloro che hanno deciso di emigrare hanno inevitabilmente incontrato. E’ necessario quindi considerare e mettere in evidenza che questo processo, che oggi ci riguarda così da vicino, ha avuto inizio già a partire dal 1800 e peraltro gli italiani sono stati protagonisti del più grande esodo migratorio della storia moderna. Nell’arco di poco più di un secolo, a partire dal 1861, sono state registrate più di ventiquattro milioni di partenze, un numero esorbitante e questo fenomeno non si è certamente esaurito, infatti oggi il popolo italiano è ancora al primo posto tra i migranti comunitari.
Mai come in quegli anni si assistette ad un simile esodo dalle regioni meridionali della nostra penisola. Come un contagio, la voglia di migrare colpì un po' tutti. Affascinati dal "sogno" ma anche delusi dall'unità nazionale che le aveva ancor di più impoverite, intere popolazioni lasciarono i loro villaggi per affrontare la grande avventura. Gente che non si era mai allontanata, se non di pochi chilometri, affrontò gli oceani per raggiungere la terra sognata: l’America.
Inutile precisare a questo punto che l'America sognata non era il continente americano, bensì gli Stati Uniti o, meglio ancora, New York e dintorni. Infatti, la stragrande maggioranza dei quattro o cinque milioni di meridionali che varcarono l'Atlantico a partire dal 1880 si fermò nella nascente metropoli americana, o negli immediati dintorni, e vi si stabilì definitivamente. Pochi furono coloro che, una volta raggiunte le possibilità economiche, ritornarono in patria.
Completamente impreparati ad affrontare il nuovo ambiente e incapaci di esprimersi in inglese, i nuovi arrivati si trovarono subito a contatto con connazionali senza scrupoli che specularono sulla loro pelle, ora truffandoli vergognosamente, ora "affittandoli" a questa o quell'impresa edile per malpagati lavori. L'impossibilità di comunicare con gli altri li costrinse quindi a raggrupparsi fra loro fino a dare vita a dei “ghetti”, le cui condizioni di vita sono difficilmente descrivibili.
A New York, per esempio, l'oltre mezzo milione di italiani che vi si insediò scelse di stabilirsi nei decrepiti edifici di legno, abbandonati da tempo dai precedenti abitanti, che si allungavano a ridosso del ponte di Brooklyn. Questo improvviso affollamento della zona fece naturalmente la fortuna dei padroni di case, ma trasformò quel quartiere in un formicaio dove la miseria, la delinquenza, l'ignoranza e la sporcizia erano gli elementi dominanti. La situazione cambiò intorno al periodo delle due guerre e del fascismo, ma tale processo riprese ancora più fortemente proprio nel dopoguerra, periodo durante il quale l’Italia doveva trovare stabilità politica ed economica.
Le mete principali erano quindi Canada, Australia, accanto a Stati Uniti, Argentina ed Europa. Generalmente in questo periodo gli emigranti erano maggiormente uomini o ragazzi giovani in cerca di un futuro e di una stabilità che avrebbe permesso loro di vivere tranquillamente, con la speranza almeno di un lavoro. Proprio in merito al lavoro, spesso molte persone partivano senza avere la certezza di trovarne uno, anche a causa dalla mancanza di struttura che potessero portare loro ausilio.
Oggi il numero di italiani che lasciano il proprio paese per cercare migliori opportunità di lavoro all’estero si è fortemente ridotto, ma non è completamente esaurito. Si ha un flusso di circa cinquantamila persone che espatriano e altrettante che rimpatriano. Ciò che è mutato è la qualifica professionale degli emigranti: è aumentato il numero di tecnici e operai specializzati che si recano in cantieri o in imprese ad alta tecnologia italiana nei paesi del Terzo mondo.
Insomma, la vita dell’emigrato è sempre stata densa di problematiche, specialmente dovute al trovarsi in una nuova società e in un nuovo luogo. Quando si va vivere in una nuova nazione è dunque necessaria l’acquisizione di alcune tradizioni e stili di vita in quanto per vivere bene in una società è necessario condividere le stesse leggi giuridiche e morali e rispettarle. Tutti questi elementi comportano a queste persone molti disagi che neanche il corso della storia è riuscito a risolvere.
Noi, nello specifico, ci occuperemo di individuare quali sono stati i motivi di tali spostamenti, come è stato l’impatto nella nuova società e anche com’è stato il comportamento di coloro che dovevano accettare nella loro società nuove persone. Tenteremo, per quanto possibile, di compiere un lavoro completo ed esauriente e, nello stesso tempo, cercheremo di toccare più tematiche possibili senza omettere dati rilevanti. Nella nostra indagine, come si vedrà in seguito, avremo anche i cosiddetti “testimoni speciali” ovvero coloro i quali, vivendo in prima persona questi episodi di vita reale, ci possano fornire importanti e preziose informazioni. La nostra ricerca si basa fondamentalmente su alcuni punti e, in poche parole, cercheremo di far luce nel modo più dettagliato possibile su questo fenomeno.

IMMACOLATA FERRARO
IV A SOCIO

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