martedì 2 dicembre 2008

L’EMIGRAZIONE IN ALCUNI COMUNI DEL CASSINATE

I. INTRODUZIONE
La classe IV Aspp dell’istituto Marco Terenzio Varrone, sensibile ai problemi sociali, ha deciso di affrontare un tema importante che riguarda i nostri giorni : l’emigrazione. Il disegno della ricerca è strutturato in due aspetti: qualitativo e quantitativo.
L’aspetto qualitativo si occupa delle storie di vita dei singoli emigrati, come la storia di Vincenzo di Preta emigrato come tanti dall’Italia per la lontana “Terra Promessa”, ossia New York.
Invece, l’aspetto quantitativo riguarda le interviste rivolte agli emigrati. Nell’intervista citata, Di Preta racconta della sua partenza dal paesello di Settefrati e la sofferenza dovuta alla mancanza della sua famiglia lasciata in Italia. Abbiamo riscontrato che le tematiche generali che si possono rilevare sono molte come, ad esempio, i disagi linguistici e le difficoltà degli emigrati nel trovare lavoro.
Gli italiani sono stati protagonisti del più grande esodo migratorio della storia moderna. Nell’arco di poco più di un secolo, a partire dal 1861, sono state registrate più di ventiquattro milioni di partenze, un numero quasi equivalente all’ammontare della popolazione al momento dell’Unità. Ciò basta a dare un’idea della vastità del fenomeno. Si trattò di un esodo che, a differenza di quanto si crede comunemente, toccò tutte le regioni italiane, con una priorità dell’esodo settentrionale tra il 1876 e il 1900, con tre regioni che fornirono da sole il 47% del contingente migratorio: il Veneto (17,9%), il Friuli Venezia Giulia (16,1%) e il Piemonte (12,5%). La situazione si capovolse nei due decenni successivi quando il primato migratorio passò alle regioni meridionali, con la Sicilia che dette il maggior contributo, 12,8% con 1.126.513 emigranti, seguita dalla Campania con 955.1889 esodi (10,9 %).
Il fenomeno non si è esaurito. Oggi gli italiani sono ancora al primo posto tra i migranti comunitari, seguiti da portoghesi, spagnoli e greci. Nel 1994 effettuarono la cancellazione anagrafica per l’estero 59.402 italiani, con una prevalenza di partenza dall’Italia meridionale e insulare (57%).
Ovviamente, sono molte le circostanze che portano una persona a lasciare il suo paese. Alcune escono volontariamente, altre sono forzate a farlo dalle minacce o da motivi politici. Altre ancora vanno alla ricerca di migliori opportunità di lavoro, economiche o di studio. O come ho sentito qualcuno dire: " Andiamo a ripararci per un tempo in Spagna per vedere se la situazione migliora e possiamo ritornare al nostro paese".
All'inizio tutto comincia come un'avventura, conoscere nuove persone, nuovi posti, altra cultura, lingua e contesto sociale. Tutto questo all'inizio può essere eccitante ma dopo un po’ di tempo l'illusione del nuovo passa; alcune persone possono sperimentare sintomi depressivi nell’adattarsi al nuovo contesto sociale e culturale.
L’adattarsi può essere più stressante per alcuni perché devono fare lavori con cui non sono preparati (sia per le capacità e sia per le proprie abitudini), non dominano la lingua, hanno problemi nel lavoro oppure non trovano lavoro e neppure alloggio, e nessuna assicurazione sulla salute.
Oltre a quanto detto prima, la persona può star male per molte cose significative: perdita del contatto con la famiglia e gli amici, perdita della lingua materna, perdita della propria cultura, perdita dei paesaggi e della terra natale; perdita della posizione sociale, perdita della sicurezza. Tutto questo può portare l'immigrante a sentirsi depresso e ansioso. Diversi sono i sintomi: la maggior parte della giornata si sente depresso, perde interesse per quasi tutte le attività, perdita d'appetito, dorme molto o non può dormire, mancanza d'energia, difficoltà per concentrarsi, difficoltà per prendere decisioni, isolamento, bassa autostima, difficoltà per realizzare le attività del giorno. Diversi sono i testi riguardanti la storia dell’emigrazione, ad esempio: Lavoro ed emigrazione minorile dall’Unità alla Grande Guerra, di Lotto Adriana e Bianca Bruna, e Child Workers in the Tabacco Industry,di boonpala,P.
La classa ha trovato interessante questa ricerca poiché l’emigrazione è uno dei fattori problematico più risentito nel mondo e interessa quindi ognuno di noi.
Maria Grazia Stabile
IV A Socio
RELAZIONE SULL’EMIGRAZIONE
I. INTRODUZIONE
Uno degli aspetti che ha maggiormente caratterizzato la società recente, almeno a partire dal XIX secolo, è quel fenomeno sociale che porta una porzione della popolazione a spostarsi in un altro luogo, temporaneamente o permanentemente, che viene chiamato emigrazione. E ancora oggi assistiamo a tale fenomeno ed è angosciante assistere a condizioni di vita non favorevoli alla società visto che viviamo in un mondo globalizzato .
E’ evidente che le persone, nell’emigrare, hanno incontrato difficoltà non indifferenti ed è interessante cercare di capire come abbiano avuto modo di comunicare ed interagire con i paesi ospitanti. L’ entità dell’ emigrazione si può misurare rapportando il numero degli emigrati da un dato territorio in un determinato periodo alla popolazione media di quel territorio.
Grazie all’ ascolto dei mass media, i popoli emigrati al giorno d’ oggi sono più informati sulle condizioni dei territori che andranno ad occupare e sono preparati a ciò che questi possono offrire sulla base lavorativa .

STORIA DELL’EMIGRAZIONE

Le prime grandi emigrazioni si ebbero nel secolo XIX e furono determinate dalla rivoluzione industriale e dall’incremento demografico della popolazione.
Innanzitutto la rivoluzione industriale portò a trascurare l’agricoltura e, inoltre, l’espansione della popolazione aumentò e ci fu un incremento della natalità e una riduzione della mortalità soprattutto nel continente europeo. In questo contesto, la prospettiva dell’ emigrante italiano si faceva sempre più chiara, tanto da spingere le persone dell’ Italia nord settentrionale ad emigrare nel continente europeo.
Tornando al secolo attuale, si è notata la difficoltà nell’ ospitare persone di diverse culture, colore, e abitudini di vita. Poiché l’ italiano medio manifesta sempre di più degli atteggiamenti ostili e comunque intrisi di pregiudizi, diventa sempre più evidente che il comportamento nel nostro Paese non sarà benevolo nei confronti di clandestini emigrati in Italia.
CAUSE DELL’EMIGRAZIONE
Il movimento migratorio è dovuto principalmente a motivi economici e quindi a instabilità lavorativa con l’influenza di motivi religiosi e politici. L’economia di un paese non garantisce a tutti la possibilità di usufruire di idonei mezzi di sussistenza; pertanto si determina un deflusso di potenziali lavoratori fino a provocare una riduzione quantitativa della popolazione. A questo proposito, il progresso tecnologico è stato rilevante nel determinare l’incentivazione dell’emigrazione. Secondo N. Federici, la causa di fondo è costituita da uno squilibrio demografico economico tra il luogo d’ origine e il luogo di destinazione.
DISAGI DEGLI EMIGRATI
E’ naturale che gli emigrati, in Paesi a loro sconosciuti, possano trovare difficoltà nel comunicare, nell’ ambientarsi ad un nuovo stile di vita. Ma ci chiediamo: se l’ uomo ai tempi primitivi è riuscito a sopravvivere sviluppando pian piano nuove scoperte e contrastando la fame e il freddo in qualsiasi modo, perché oggi in un’ epoca cosi avanzata non può superare tali disagi? Dunque, bisognerebbe percepire il disagio non come una sconfitta, ma come una sfida a cui spetta solo all’ uomo vincerla. È importante per un emigrato tenere a mente che nulla è impossibile da affrontare, ma DEVE essere affrontato.
Sara Carcone
IV A Socio
L’EMIGRAZIONE
I. INTRODUZIONE
La classe IV AS ha aderito ad un progetto sull’emigrazione. Questo progetto consiste nell’ effettuare delle ricerche, dapprima in generale sull’Italia, ma successivamente in modo più approfondito nei comuni limitrofi alla città di Cassino. I comuni e i luoghi nei quali saranno effettuate le ricerche sono S’Angelo, Cervaro, Vallemaio, Ausonia, S’Elia e Mignano.
La classe, insieme al professore che ci segue nel progetto, ha deciso di adottare due metodi di ricerca: la ricerca quantitativa e la ricerca qualitativa. La ricerca qualitativa è quella che si effettua senza ricorrere alla statistica e si basa, grosso modo, sulle storie di vita di un testimone privilegiato. La ricerca quantitativa ha una base statistica e si basa su interviste guidate o questionari con specifiche domande. Nella ricerca saranno affrontati alcuni punti ritenuti fondamentali per capire il vero meccanismo dell’emigrazione. I punti che verranno approfonditi sono i seguenti: storia dell’emigrazione, i motivi che hanno spinto le persone ad andare via dalla loro patria, impatto dell’emigrazione fino ad oggi, i disagi che essa comporta ed eventuali difficoltà che le persone hanno affrontato.

- L'emigrazione è un fenomeno sociale che porta una parte di popolazione a spostarsi dal proprio luogo originario. Tale fenomeno può essere legato a cause ambientali, economiche e sociali, spesso tra loro intrecciate. Gli italiani sono stati protagonisti del più grande esodo migratorio della storia moderna. Nell’arco di poco più di un secolo, a partire dal 1861, sono state registrate più di ventiquattro milioni di partenze. Si trattò di un esodo che toccò tutte le regioni italiane, i flussi migratori erano verso l’Europa e verso le Americhe. Dal settentrione l’emigrazione transoceanica privilegiò l’America Latina, con ulteriori suddivisioni: dal Veneto andarono prevalentemente in Brasile, i piemontesi si diressero prevalentemente in Argentina. Dalle regioni dell’Italia centrale l’emigrazione si divise equamente tra stati nordeuropei e mete transoceaniche. I tratti caratteristici di questa emigrazione furono l’alto tasso di mascolinità, la giovane età. Si trattò di un esodo di popolazione agraria prevalentemente analfabeta: nel 1871 il tasso di analfabetismo nazionale era del 67,5%, e nelle regioni meridionali superava spesso il 90 per cento. I contadini, agricoltori e braccianti, non furono gli unici protagonisti: artigiani, muratori e operai li accompagnarono. Tra i motivi dell’esodo oltre agli effetti della crisi agraria degli anni ottanta e l’aggravarsi delle imposte nelle campagne meridionali dopo l’unificazione del paese, sono da citare il declino dei vecchi mestieri artigiani e delle industrie domestiche.
Ai fattori di espulsione si sommavano quelli di attrazione: mai prima di allora c’era stata tanta richiesta di manodopera in Europa, soprattutto in Francia e in Svizzera, e nelle Americhe. L’Argentina incoraggiava l’emigrazione per la colonizzazione delle sue terre, in Brasile vi era gran richiesta di braccia per le fazendas. Negli Stati Uniti gli italiani si concentrarono nelle grandi città del Nord Est privilegiando i lavori salariati, anche in vista del rientro in Italia, e furono impiegati nelle fabbriche, nella costruzione di strade e ferrovie e nelle miniere.
Gli italiani furono in questi anni oggetto di numerosi episodi di xenofobia sia in Europa che negli Stati Uniti. Le leggi sull’immigrazione promulgate durante gli anni venti rifletterono il pregiudizio antimeridionale: di fatto posero fine all’immigrazione italiana negli Stati Uniti, stabilendo delle quote per ogni nazionalità, discriminarono di fatto tra le popolazioni del nord Europa e quelle dell’Europa Sud Orientale.
Due guerre mondiali e il fascismo limitarono fortemente il flusso migratorio italiano che riprese però nel dopoguerra, inserendo nuove mete come il Canada e l’Australia, accanto alle solite Stati Uniti, Argentina ed Europa. Dal 1945 i valori medi annui dell’esodo toccarono le trecentomila unità. Mentre nel decennio 1946-55 più del cinquanta per cento privilegiò mete extraeuropee, tra il 1961 e il 1965 l’85 per cento degli espatri avvenne verso paesi europei. A partire dagli anni sessanta l’emigrazione – quasi quattro milioni di persone, di cui ben uno dalla Sicilia - avvenne quasi esclusivamente dalle regioni meridionali e si orientò verso le aree industrializzate dell’Europa settentrionale e nel triangolo industriale italiano, in cui si riversarono circa due milioni di immigrati.

- Oggi il numero di italiani che lasciano il proprio paese per cercare migliori opportunità di lavoro all’estero si è fortemente ridotto, ma non è completamente esaurito. Si ha un flusso di circa cinquantamila persone che espatriano e altrettante che rimpatriano. Ciò che è mutato è la qualifica professionale degli emigranti: è aumentato il numero di tecnici e operai specializzati che si recano in cantieri o in imprese ad alta tecnologia italiana nei paesi del terzo mondo. Oggi gli immigrati che arrivano qui in Italia sono extracomunitari, provengono da Paesi dell'Europa dell'est e da quasi tutti gli altri continenti , essi non lavorano quasi più nelle fabbriche, ma nelle campagne per la raccolta del pomodoro, della frutta, etc; per le strade vendono borse, portafogli, bracciali, fiori e puliscono i vetri delle automobili. Se lavorano nelle fabbriche svolgono lavori altamente nocivi, come quelli nelle industrie conciarie della provincia di Vicenza, lavori che, ormai, gli italiani non sono più disposti a fare. Gli immigrati extracomunitari faticano a trovare un lavoro regolare e perciò non trovano casa, non godono di assistenza sanitaria e, non potendo ottenere il permesso di soggiorno, non possono ricongiungersi alle loro famiglie. Numerosi sono gli immigrati diplomati o laureati o che parlano più lingue.
- I disagi che hanno dovuto affrontare gli emigrati sono molti, prima di tutto il viaggio che andavano ad affrontare, dovevano viaggiare in condizioni pessime e malsane, tutti ammassati in terza classe costretti ad affrontare tutto il viaggio tra cartoni, valigie e animali. Una volta arrivati in America o comunque nel luogo in cui si erano diretti vivevano altrettante situazioni di disagio, sia per la lingua che non conoscevano sia per i lavori che dovevano fare, spesso erano malpagati e la loro forza lavoro veniva sfruttata. Non sempre erano ben accetti furono infatti vittime della xenofobia , furono molti gli italiani che morirono all’estero per questo motivo. A testimoniare questo c’è il famoso evento che si verificò ad Ellis Island , conosciuta anche come isola delle lacrime. All’epoca era il porto di New Yourk, qui venivano smistati gli immigrati italiani e alcuni di loro non potevano passare oltre, Ellis Island era la loro prigione.
Riferimenti bibbliografici
Diversi sono stati gli autori che si sono occupati dell’argomento emigrazione, tra questi ricordiamo: “Pane amaro” di Gianini Bellotti Elena; “Vita” di Melania Mazzucco; “Storia dell’emigrazione italiana” a cura di Piero Bevilacqua, Andreina De clementi ed Emilio Franzina e molti altri libri.
Personalmente sarò impegnata nello svolgere la ricerca a S’Elia, il metodo di ricerca scelto è la ricerca quantitativa e saranno consegnati o spediti dei questionari a cui le persone scelte risponderanno.

Vacca Maria Cristina
IVASPP
L’EMIGRAZIONE
I. INTRODUZIONE
Nell’ambito dello studio della ricerca sociologica e delle sue varie componenti abbiamo pensato di svolgere un’indagine specifica, seguendo passo passo tutti i singoli procedimenti di cui una ricerca sociologica è formata. E, tra le tante tematiche di forte interesse, possiamo notare nella vita di tutti i giorni che il problema dell’immigrazione è uno delle molte e forse più difficili questioni che riguardano la nostra società, non solo negli ultimi tempi.
Innanzitutto perché immigrati non sono solo quelli che vediamo nei servizi televisivi, ospitati nei centri di accoglienza di Lampedusa, ma dobbiamo considerare immigrati anche quelli che noi normalmente chiamiamo emigrati, cioè tutti i nostri connazionali che, soprattutto negli anni precedenti e successivi alle due guerre mondiali, si sono trasferiti altrove. Perciò possiamo capire che i fenomeni dell’immigrazione e dell’emigrazione sono molto attuali e, fra l’altro, strettamente uniti alla sociologia perché modificano continuamente la nostra società; infatti, attraverso lo studio del fenomeno stesso, possiamo osservare quali cambiamenti sono stati prodotti perlomeno nella nostra società, e come essa si è trasformata fino ad arrivare a noi.
Nel nostro lavoro, il periodo di cui ci occuperemo non sarà precisamente quello attuale, ma neanche quello troppo lontano dai nostri giorni: infatti, premettendo che i paesi presi in considerazione si trovano soprattutto nella Ciociaria, possiamo capire già da subito che forse l’emigrazione non ha interessato queste zone di recente, ma in un periodo più lontano, probabilmente individuabile in quello precedente la Seconda guerra mondiale; ma approfondiremo in seguito gli aspetti legati al periodo storico.
Per seguire un’indagine sociologica, innanzitutto bisogna trovare un tema per la ricerca, cioè l’argomento di cui vogliamo che la ricerca tratti: noi, come già detto, ci siamo interessati al fenomeno dell’emigrazione o del suo opposto (secondo il lato in cui ci volgiamo a vedere questo fenomeno) ossia l’immigrazione.
Una volta superato questo passo, procediamo prendendo in considerazione tutte le fasi di cui una ricerca sociologica è formata: in primo luogo bisogna individuare un problema del fenomeno di cui ci vogliamo interessare. Dal momento che abbiamo deciso di occuparci dell’emigrazione, andiamo ad analizzare alcuni dei tanti problemi che possono riguardare questo argomento: noi abbiamo pensato all’ “integrazione nei nuovi contesti sociali”, cioè vogliamo vedere quali siano state le situazioni in cui gli emigrati si sono trovati ad affrontare una volta giunti nel nuovo Paese.
Prima di questo però è naturale, ma non per questo scontato, che ci interesseremo anche delle cause che sono state alla base di questo fenomeno. Però, Ritornando al problema di cui ci interesseremo, spieghiamo meglio quali sono gli aspetti di cui ci occuperemo riguardo all’integrazione degli emigrati nei nuovi Paesi: sicuramente l’approccio con la nuova lingua e quindi i mezzi di comunicazione a loro sconosciuti, la religione e gli usi e costumi che si sono trovati ad affrontare. Ma abbiamo anche detto che ci interesseremo sia all’immigrazione che all’emigrazione perché, ovviamente, questi fenomeni possono essere verificati in entrambi gli aspetti. Si pensi, ad esempio, a un nostro ipotetico connazionale, emigrato in qualche altro Paese trovatosi nelle stesse condizioni degli immigrati che vengono nel nostro Paese, con le medesime e grandi difficoltà.
Una volta individuato il problema, si passa al disegno della ricerca, cioè la definizione del progetto. A questo proposito abbiamo scelto di occuparci di una ricerca sia qualitativa che quantitativa, in relazione ai seguenti paesi collocati sul nostro territorio: S. Elia, Vallemaio, S. Angelo, Cervaro, Ausonia e Mignano Montelungo.
Dal momento che sono presenti sia la componente quantitativa e sia quella qualitativa, saranno effettuate senz’altro interviste (sotto forma di questionari e anche come “storie di vita”) alle persone che hanno vissuto questo fenomeno, ed è anche grazie a loro che porteremo a termine questo progetto.
Come si può immaginare, tutte le persone che contatteremo sono in qualche modo molto affezionate alla loro storia, quindi ci racconteranno sicuramente tante cose molto interessanti; tramite loro potremmo approfondire molte questioni, ma essendo la nostra un’indagine sociologica, ci dovremo attenere a quelle che sono le esigenze, soprattutto di spazio e di contenuti, anche se saremmo tenuti a riproporre interamente tutto ciò che ci verrà raccontato. Per questi motivi ci scusiamo, prima di tutto con i protagonisti delle storie, e poi con chiunque avrà il desiderio di leggere la nostra ricerca per i tagli che purtroppo occorre effettuare.
Infine, occorre chiarire che le rimanenti componenti della ricerca sociologica sono, come è noto, la raccolta delle interviste e di tutto il materiale che proviene dall’indagine, con la conseguente analisi e codifica dei dati; questi due passaggi però vanno a costituire la ricerca stessa che riportiamo di seguito. Da considerare anche che il nostro lavoro ha anche una forte dimensione multimediale, fornita quindi di materiale elettronico come videocamere e files.
In molti cercano sempre di parlare di immigrazione e altrettanto spesso si forma un famoso luogo comune secondo il quale si dà per scontato che l’Italia è il Paese che accoglie più di tutti gli immigrati, senza avere regole precise che possano limitarne eventuali arbitrii. Infatti, si pensa che essi si trasferiscono nel nostro Pese solo per “fare i loro comodi” e alla fine non rispettano le regole che la nostra Costituzione impone loro; forse noi riusciremo a sfatare questo “mito”, dimostrando che anche i nostri connazionali, alcuni anni fa, hanno avuto problemi simili.

SARA COLETTA
IV A SOCIO
L’EMIGRAZIONE
I. INTRODUZIONE
Quest’anno, noi del 4°Aspp, in seguito allo studio relativo alla struttura della ricerca sociale, abbiamo deciso di effettuarne una scegliendo un PROBLEMA dal quale partire. Vista la posizione geografica in cui ci troviamo, abbiamo deciso di prendere in considerazione la tematica dell’immigrazione/emigrazione, fenomeno costantemente presente nel nostro territorio e sempre esistito.
Il prossimo passo che dobbiamo compiere è LA FORMULAZIONE DEL DISEGNO DELLA RICERCA ovvero il progetto; per fare questo secondo passo è necessario scegliere il metodo mediante il quale effettueremo la RACCOLTA DEI DATI (3° punto) e la base empirica. In merito a questa scelta noi abbiamo deciso di utilizzare entrambi i metodi di ricerca, quindi sia quello qualitativo sia quello quantitativo.
Per precisare meglio, il primo si basa su documenti come per esempio lettere o veri e proprio racconti di vita; il secondo su test e questionari. Per quanto riguarda, invece, la scelta della base empirica,abbiamo preso in considerazione quella orizzontale, quindi la porzione di territorio geografico sul quale vogliamo effettuare l’indagine (Nel nostro caso: Ausonia, Cervaro, Mignano Montelungo, S.Angelo, S.Elia e Vallemaio).
Per le prossime fasi, ovvero CODIFICA E ANALISI DEI DATI e INTERPRETAZIONE DEI RISULTATI, dobbiamo aspettare di effettuare ulteriori indagini. Tenteremo, inoltre, di effettuare un lavoro che sia oggettivo, privo di qualsiasi tipo di pregiudizio e pubblicabile, condizioni che sono alla base del criterio della riproducibilità, secondo il quale una teoria è vera solo se riproducibile. Inizieremo dunque in questa introduzione con l’illustrazione delle tematiche di questa indagine.
Evidenzieremo la problematiche che coloro che hanno deciso di emigrare hanno inevitabilmente incontrato. E’ necessario quindi considerare e mettere in evidenza che questo processo, che oggi ci riguarda così da vicino, ha avuto inizio già a partire dal 1800 e peraltro gli italiani sono stati protagonisti del più grande esodo migratorio della storia moderna. Nell’arco di poco più di un secolo, a partire dal 1861, sono state registrate più di ventiquattro milioni di partenze, un numero esorbitante e questo fenomeno non si è certamente esaurito, infatti oggi il popolo italiano è ancora al primo posto tra i migranti comunitari.
Mai come in quegli anni si assistette ad un simile esodo dalle regioni meridionali della nostra penisola. Come un contagio, la voglia di migrare colpì un po' tutti. Affascinati dal "sogno" ma anche delusi dall'unità nazionale che le aveva ancor di più impoverite, intere popolazioni lasciarono i loro villaggi per affrontare la grande avventura. Gente che non si era mai allontanata, se non di pochi chilometri, affrontò gli oceani per raggiungere la terra sognata: l’America.
Inutile precisare a questo punto che l'America sognata non era il continente americano, bensì gli Stati Uniti o, meglio ancora, New York e dintorni. Infatti, la stragrande maggioranza dei quattro o cinque milioni di meridionali che varcarono l'Atlantico a partire dal 1880 si fermò nella nascente metropoli americana, o negli immediati dintorni, e vi si stabilì definitivamente. Pochi furono coloro che, una volta raggiunte le possibilità economiche, ritornarono in patria.
Completamente impreparati ad affrontare il nuovo ambiente e incapaci di esprimersi in inglese, i nuovi arrivati si trovarono subito a contatto con connazionali senza scrupoli che specularono sulla loro pelle, ora truffandoli vergognosamente, ora "affittandoli" a questa o quell'impresa edile per malpagati lavori. L'impossibilità di comunicare con gli altri li costrinse quindi a raggrupparsi fra loro fino a dare vita a dei “ghetti”, le cui condizioni di vita sono difficilmente descrivibili.
A New York, per esempio, l'oltre mezzo milione di italiani che vi si insediò scelse di stabilirsi nei decrepiti edifici di legno, abbandonati da tempo dai precedenti abitanti, che si allungavano a ridosso del ponte di Brooklyn. Questo improvviso affollamento della zona fece naturalmente la fortuna dei padroni di case, ma trasformò quel quartiere in un formicaio dove la miseria, la delinquenza, l'ignoranza e la sporcizia erano gli elementi dominanti. La situazione cambiò intorno al periodo delle due guerre e del fascismo, ma tale processo riprese ancora più fortemente proprio nel dopoguerra, periodo durante il quale l’Italia doveva trovare stabilità politica ed economica.
Le mete principali erano quindi Canada, Australia, accanto a Stati Uniti, Argentina ed Europa. Generalmente in questo periodo gli emigranti erano maggiormente uomini o ragazzi giovani in cerca di un futuro e di una stabilità che avrebbe permesso loro di vivere tranquillamente, con la speranza almeno di un lavoro. Proprio in merito al lavoro, spesso molte persone partivano senza avere la certezza di trovarne uno, anche a causa dalla mancanza di struttura che potessero portare loro ausilio.
Oggi il numero di italiani che lasciano il proprio paese per cercare migliori opportunità di lavoro all’estero si è fortemente ridotto, ma non è completamente esaurito. Si ha un flusso di circa cinquantamila persone che espatriano e altrettante che rimpatriano. Ciò che è mutato è la qualifica professionale degli emigranti: è aumentato il numero di tecnici e operai specializzati che si recano in cantieri o in imprese ad alta tecnologia italiana nei paesi del Terzo mondo.
Insomma, la vita dell’emigrato è sempre stata densa di problematiche, specialmente dovute al trovarsi in una nuova società e in un nuovo luogo. Quando si va vivere in una nuova nazione è dunque necessaria l’acquisizione di alcune tradizioni e stili di vita in quanto per vivere bene in una società è necessario condividere le stesse leggi giuridiche e morali e rispettarle. Tutti questi elementi comportano a queste persone molti disagi che neanche il corso della storia è riuscito a risolvere.
Noi, nello specifico, ci occuperemo di individuare quali sono stati i motivi di tali spostamenti, come è stato l’impatto nella nuova società e anche com’è stato il comportamento di coloro che dovevano accettare nella loro società nuove persone. Tenteremo, per quanto possibile, di compiere un lavoro completo ed esauriente e, nello stesso tempo, cercheremo di toccare più tematiche possibili senza omettere dati rilevanti. Nella nostra indagine, come si vedrà in seguito, avremo anche i cosiddetti “testimoni speciali” ovvero coloro i quali, vivendo in prima persona questi episodi di vita reale, ci possano fornire importanti e preziose informazioni. La nostra ricerca si basa fondamentalmente su alcuni punti e, in poche parole, cercheremo di far luce nel modo più dettagliato possibile su questo fenomeno.

IMMACOLATA FERRARO
IV A SOCIO
L’emigrazione in alcuni comuni del cassinate


I. Introduzione

La nostra classe ha deciso di intraprendere una ricerca per quanto riguarda l’emigrazione, con l’intenzione di comprendere meglio questo fenomeno che, nel bene e nel male, ha caratterizzato gran parte della storia del nostro Paese. Anzi, per molti versi, continua a rivestire una grande importanza anche nell’attualità.
Si tratta, ovviamente, di un evento che riguarda complessivamente tutta la nostra penisola, però abbiamo deciso di interessarci solo del cassinate, cercando di analizzare solo piccoli comuni poiché, esercitando una ricerca su un vasto territorio, non avremmo raggiunto risultati attendibili. Tuttavia, pensiamo che sia comunque interessante attingere notizie importanti in una delle aree più significative geografiche del Centro-Italia, sia per le ben note vicende storiche della II Guerra mondiale e sia per i tentativi di modernizzare una realtà tradizionalmente contadina[1].
Per strutturare la nostra indagine ci siamo basati basa su alcuni punti fondamentali della ricerca sociologica, come si può vedere nello schema seguente:

La fase iniziale coincide con l’individuazione del primo punto fondamentale: l’individuazione del PROBLEMA[2]. Il problema, nel nostro caso, consiste nell’individuazione degli aspetti specifici che intendiamo chiarire, per meglio comprendere il fenomeno dell’emigrazione. A questo proposito abbiamo svolto un’articolata discussione in classe, sia per chiarire a noi stessi le diverse “piste” percorribili e sia per scegliere quelle più interessanti o più significative. Pertanto, abbiamo inizialmente individuato i seguenti punti:
v Integrazione nei nuovi ambiti sociali
v Cause dell’immigrazione
v Integrazione (confronto internazionale)
v Reti di collegamento
v Relazioni con i paesi di origine.

In un primo momento è sembrato particolarmente interessante tutto ciò che riguarda LE CAUSE DELL’IMMIGRAZIONE e, in questo ambito, uno dei problemi più “scottanti” è sicuramente relativo all’individuazione delle motivazioni internazionali. Ci siamo posti così una delle domande più essenziali: Perché esistono così tanti immigrati in Italia?
Però, Per rispondere a un tale interrogativo bisognerebbe creare un disegno di ricerca molto complesso che, aldilà dell’ambito qualitativo o quantitativo, richiederebbe una mole di lavoro sicuramente superiore alle possibilità della nostra classe. Pertanto, nelle migliori delle ipotesi, potremmo cercare qualche informazione su documenti già esistenti.
Perciò abbiamo tentato di circoscrivere altre tematiche, analizzando dettagliatamente tutti i punti descritti, fino a soffermarci sul primo problema, anche perché è stato quello che ha riscosso un interesse generale. In definitiva, la classe si è decisamente orientata per trattare L’INTEGRAZIONE NEI NUOVI AMBITI SOCIALI.
Per quanto riguarda il DISEGNO DELLA RICERCA, una delle modalità di base riguarda la scelta tra il METODO QUANTITATIVO e il METODO QUALITATIVO. Quest’ultimo studia i fenomeni sociali cogliendo gli elementi anche non immediatamente evidenti - attraverso delle proprie impostazioni - e serve molto per comprendere cosa c'è al di sotto o all'origine degli atteggiamenti e dei comportamenti, evidenziando i meccanismi individuali più nascosti e significativi. La profondità e la ricchezza del materiale di studio della ricerca qualitativa consente di acquisire informazioni, anche in assenza di ipotesi, e non solo la loro verifica.
Essa fornisce contributi conoscitivi unici, non colmabili con altri tipi di ricerche ed è per questo che pensiamo di poterla utilizzare perché può aiutarci a rispondere agli interrogativi che più ci interessano, anche secondo particolari angolazioni, magari non prevedibili in anticipo.
Per quel che concerne la ricerca quantitativa, invece, possiamo notare che essa è considerata come una metodologia basata essenzialmente sulla raccolta di dati statistici, attraverso cui è possibile trarre informazioni oggettive. Gli strumenti che in genere si utilizzano sono standardizzati e molto rigidi. Inoltre, la raccolta dei dati nella ricerca quantitativa è caratterizzata da un basso grado di interazione con l'intervistato, con conseguente minor rischio di contaminazione dei dati da parte del ricercatore. Perciò, una caratteristica essenziale dell'analisi quantitativa è il formalismo delle procedure: la raccolta, il trattamento dei dati, l'impiego della matrice di dati e l'uso della statistica seguono dei protocolli definiti e facilmente replicabili. Questa elevata formalizzazione consente al ricercatore di rilevare e immagazzinare una gran quantità di informazioni con strumenti altamente attendibili. Per questi motivi, anche la ricerca quantitativa troverà spazio nel nostro lavoro, anche se solo per una parte relativa alla raccolta di informazioni certe.
Tutto questo dovrà servire per studiare i maggiori cambiamenti che porta un’emigrazione di massa e che sono soprattutto legati alla diminuzione del numero degli abitanti nel paese d’origine, che rimane privo di manodopera e di forza lavoro. Così molte volte accade che ci sia un afflusso di persone superiore alle risorse, soprattutto economiche, del paese ospitante; e al contrario in quello d’origine avvenga uno spopolamento[3].
L’emigrazione causa anche un notevole disagio dal punto di vista sociale, infatti alcune volte il paese in cui arrivano gli emigranti non è preparato a riceverli. L’Italia si è trovata in seria difficoltà negli ultimi tempi con lo sbarco sulle coste italiane di milioni di profughi, poiché il nostro paese non si aspettava uno spostamento di massa di gran parte della popolazione albanese, che si è riversata in Italia.
Pertanto, anche se l’emigrazione può essere in alcuni casi un processo positivo, come per il “ripopolamento” di un paese poco abitato, nella maggior parte dei casi, quando si spostano intere classi sociali, o gruppi numericamente considerevoli, è qualcosa di dannoso sia per il paese di provenienza, sia per il paese ospitante.
Oggi i fenomeni migratori sono altrettanto intensi di quelli del Medioevo, ma assumono caratteri differenti. In primo luogo, diventano più frequenti le migrazioni di singoli individui rispetto di quelle che interessano intere comunità e, secondariamente, aumentano le migrazioni forzate, cioè quei casi in cui intere popolazioni sono costrette ad immigrare o emigrare con la forza. Questi due fenomeni, che hanno avuto luogo in concomitanza con l’occupazione europea delle Americhe, si protraggono fino all’epoca moderna.
SERENA EVANGELISTA
IV A SOCIO


[ATTENZIONE: RISULTA UNA FONTE DA CUI SONO STATE PRESE LE INFORMAZIONI]

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Ricerca_quantitativa"


[1] Soprattutto negli anni Settanta fu intrapreso un grande sforzo di industrializzazione, culminante con l’imponente stabilimento della Fiat nei pressi di Piedimonte S. Germano
[2] Il problema è in effetti la concettualizzazione di un dubbio che, appunto, dovrebbe spingere verso la ricerca per trovare soluzioni tali da risolvere l’incertezza relativa ad una determinata questione di forte interesse.
[3] Situazioni del genere si sono verificate anche all’interno della stessa Italia, con lo spostamento di ingenti quantità di persone dal Sud al Nord, provocando spopolamento nel Meridione e, nel tempo, problemi di eccesso di manodopera nel Settentrione, con relative difficoltà d’integrazione.

domenica 30 novembre 2008

Salve a tutti!
Da oggi si possono pubblicare i primi interventi.